Proteste in Grecia, negoziati a Bruxelles. I due dilemmi dell’Europa

Sciopero generale, centinaia di migliaia di persone a piazza Syntagma, molotov e scontri con la polizia: la Greca ieri ha fatto un balzo indietro di sei mesi, con la prima manifestazione di massa per protestare contro le nuove misure di austerità necessarie a ottenere la prossima tranche di aiuti finanziari ed evitare la bancarotta. I greci di piazza Syntagma non vinceranno la battaglia contro il premier conservatore, Antonis Samaras, e il ministro delle Finanze, Yannis Stournaras, che hanno già finalizzato un pacchetto di misure da 11,5 miliardi di euro, ora  sul tavolo dei partner della grande coalizione. di David Carretta
17 AGO 20
Immagine di Proteste in Grecia, negoziati a Bruxelles. I due dilemmi dell’Europa
Bruxelles. Sciopero generale, centinaia di migliaia di persone a piazza Syntagma, molotov e scontri con la polizia: la Greca ieri ha fatto un balzo indietro di sei mesi, con la prima manifestazione di massa per protestare contro le nuove misure di austerità necessarie a ottenere la prossima tranche di aiuti finanziari ed evitare la bancarotta. I greci di piazza Syntagma non vinceranno la battaglia contro il premier conservatore, Antonis Samaras, e il ministro delle Finanze, Yannis Stournaras, che hanno già finalizzato un pacchetto di misure da 11,5 miliardi di euro, ora sul tavolo dei partner della grande coalizione (Nuova democrazia, i socialisti del Pasok e Sinistra democratica). I responsabili della Troika – Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale – torneranno domenica ad Atene e dal loro rapporto dipenderà lo sblocco di altri 31,5 miliardi di aiuti in ottobre. Ma il destino della Grecia e la sua permanenza nell’euro si giocano altrove: nel negoziato, molto più controverso, tra Bruxelles, Berlino, Washington e Francoforte. Perché il nuovo pacchetto da 11,5 miliardi non permetterà comunque ad Atene di rispettare il programma imposto dai creditori internazionali e sullo sfondo si intravede il più grave problema della sostenibilità del debito. Paradossalmente i greci di piazza Syntagma hanno già vinto la guerra con l’Europa, mettendo i suoi leader di fronte a una scelta: essere più generosi oppure staccare la spina, spingendo la Grecia verso il default e l’uscita dall’euro.
Dentro la Commissione si riconosce che “non siamo più nello scenario definito nel mese di marzo” per la Grecia, quando fu adottato il secondo programma di salvataggio, spiega una fonte comunitaria. E’ necessario un “secondo programma aggiornato” o addirittura “un terzo salvataggio”. Gli 11,5 miliardi dovrebbero servire a coprire il buco di bilancio che si è venuto a creare durante le due campagne elettorali della primavera, ma la Troika avrebbe già individuato un buco molto più ampio: 14, 20, forse 30 miliardi. La Commissione definisce queste cifre “fuorvianti”, ma la direttrice del Fmi, Christine Lagarde, lunedì ha ammesso che il “fiscal gap” greco sarà più alto a causa della “situazione macro-economica, dei ritardi maggiori nelle privatizzazioni” e dalle “limitate entrate fiscali”. Se il rapporto della Troika rispecchierà le previsioni di Lagarde, si presenterà un primo dilemma: imporre alla Grecia altra austerità, oppure accettare la richiesta di Atene di due anni in più per riportare il deficit sotto il 3 per cento del pil. Il costo per i creditori internazionali di un allentamento dell’austerità è di almeno 13-15 miliardi, ha spiegato Stournaras. Se Commissione e Fmi sono flessibili, e la Francia fa campagna per dare più tempo, dalla Germania e dagli altri paesi nordici non arrivano segnali di disponibilità.
Lagarde ha detto un’altra verità che gli europei non vogliono vedere: “Il debito greco deve essere affrontato come parte dell’equazione”. Il secondo bailout prevede che Atene riporti il debito al 120 per cento del pil entro il 2020. Ma, nonostante la ristrutturazione del debito detenuto dai privati in marzo, nessun economista crede che la Grecia possa centrare l’obiettivo con gli attuali trend di crescita e deficit. Il Fmi sembra intenzionato a porre un altro dilemma agli europei, chiedendo di partecipare a una nuova ristrutturazione del debito. O la Bce e i governi accetteranno di subire perdite come accaduto con i creditori privati, oppure il Fmi uscirà dal bailout della Grecia. Atene ha evocato la possibilità di chiedere un ricadenzamento dei rimborsi del debito. Ma il membro tedesco della Bce, Jörg Asmussen, ha chiarito che Francoforte “non sarebbe in grado di prendere parte a una ristrutturazione, perché costituirebbe un finanziamento degli stati, che è vietato”. E i governi europei, per ora, non sono disposti a cancellare i 52 miliardi di prestiti bilaterali concessi ad Atene.
di David Carretta